V E R S I  -  C A N T O
I want happiness, I seek happiness
To cause your happines
To be your happiness

I want happiness, I seek happiness
So take me
Someplace for away

Please take me there
Magic death lasts neverending kiss revery without break unperishable bliss
Take me, I want happiness

Take me to a true elsewere
Please take me there
Magic death lasts neverending kiss revery without break unperishable bliss

Birds sing
Song of unknown tongue
Thouth winged, they
Still fail to reach the sky
A place not to be treaded alone
So take me to a true elsewhere
To be your happiness
To cause your happiness

POESIE
La struttura di questo manga è identica a quella di una poesia, infatti i personaggi sembrano muoversi secondo i versi racchiusi all’interno di ogni singolo volume che in questa sezione potrete leggere.
Attenzione! Spoiler!

Pare questa storiellina
arrivata a compimento,
ch’è la nostra eroina
libera d’ogni tormento.

Lo racconto per inciso
e la cosa non mi duole…
Dai potenti fu deciso:
“Ch’ella vada dove vuole!”

Sempre sola se ne stava
chiusa nella sua gabbietta,
tutti quanti spaventava:
“Di malia è maledetta!”

Come guida per il viaggio
venne scelto un bel soldato
misterioso, molto saggio,
dall’insolito passato.

Era infatti fidanzato
con la cantante dimessa
che il cor avea infilzato
della nostra principessa.

Conosciuta come “fata”
per cotanta voce forte,
lei dal Fato era segnata
e conobbe presto Morte…

“Anche se mai l’ho veduta
Ha cambiato la mia vita”
Si dolea la detenuta,
“e del mondo m’ha istruita!” E così in tutta fretta
una statua colossale
in un luna-park fu eretta
in ricordo immortale.

Ma torniamo ai due amici,
senza perderci più in ciance.
Se ne giran infelici
colle lacrime alle guance.

Arrivati al parco giochi
salutaron la defunta,
ma di colpo… Quanti fuochi!
La minaccia è sopraggiunta!

E con l’ordine sì duro:
“La fanciulla eliminate!
La streghetta! Che un futuro
solo così v’assicurate!”

Dunque accesa fu una miccia,
mentre lui se la filava,
ma di lei nessuna traccia
mentre il parco s’incendiava.

Cercherò d’esser più franco:
tutto era stato ordito
per levare spina dal fianco!
Ora l’avete capito?

Bè, la fine della storia
quest’ancora non c’è data…
Tosto torna la memoria
a scoprir com’è iniziata…

“Se trovi un quadrifoglio,
ti porterà fortuna.
Ma non far mai parola
con uomo o donna alcuna
del luogo dove sboccia
il suo fiore bianco;
di quante foglie conti
tu non fiatar nemmanco.
Quattro sono i petali di me,
trifoglio raro:
la gioia dono solo
se ogn’altro n’è ignaro.” “Se trovi un quadrifoglio
lieto tu sarai.
Ma non sperar invano:
tu non lo troverai.
Se dentro questa gabbia
sta il tuo compiacimento,
sei un povero uccellino
colmo d’ogni tormento…
Il triste quadrifoglio
di nessuno sarà,
ma forse accadrà
che troverai un trifoglio?”

“Se trovi un quadrifoglio
lieto tu sarai,
ma dirlo non potrai
se no sarà cordoglio.
Della sua quarta foglia
di quel suo bianco fiore
tu taci, per favore,
anche se non’hai voglia.
Della sorte è volere:
bramo la felicità,
ma codesta cecità
mi vieta di vedere…” “Se trovi un quadrifoglio,
ti porterà fortuna.
Ma non far mai parola
con uomo o donna alcuna
del luogo dove sboccia
il suo fiore bianco;
di quante foglie conti
tu non fiatar nemmanco.
Quattro sono i petali di me,
trifoglio raro:
la gioia dono solo
se ogn’altro n’è ignaro.”

Da cantar non c’è parecchio,
vi dirò ben l’avvenuto.
Che un soldato un poco vecchio
Nel suo letto era seduto;

gli piombò questa richiesta:
di condurre una fanciulla,
di chissà che grilli in testa,
in un luogo in mezzo al nulla.

“Solo tu la puoi portare
in quel posto maledetto,
ove lei vuole sostare
a cantar voce dal petto.”

Non aveva niente da dire,
non sapendo ch’ella fosse,
ma deciso ad obbedire
prese l’armi e un dì si mosse…

“Canto sola, ma che voglia!”
ripeteva lei noiosa,
“È perché ho in più una foglia
che io son pericolosa.”

E se ora l’avventura
v’è rimasta nelle vene,
continuate la lettura,
che da piangere sovviene…
Sono in vena di spiegare
che cos’è successo prima
ed in questo delirare
pur continuo colla rima...

Ciò ch’a voi è conosciuto
è che v’eran degli infanti,
chiusi dentro un istituto
per voler dei negromanti.

I fanciulli eran dotati
d’un sì magico potere;
eran stati radunati,
ammaestrati a dovere;

Una foglia, due e trifoglio,
così eran separati,
ed infine il quadrifoglio,
ch’eran quelli più dotati.

Stabilito dal governo
fu che vivessero rinchiusi
e che da quel mondo esterno
fossero per sempre esclusi.

Stavan segregati infatti
per quel lor superpotere:
“Venga messo tutto agli atti,
può distruggere terre intere!”

E se or n’avete voglia
parlerovvi d’un ragazzo:
possedeva la terza foglia,
e pur era un poco pazzo...

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